NON E' SPRECATO SE NON IL GIORNO IN CUI NON SI HA SORRISO..

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"NON SEI FREGATO VERAMENTE FINO A CHE HAI UNA BUONA STORIA DA PARTE E QUALCUNO A CUI RACCONTARLA"

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x Pensieri x

"La canzone è una penna e un foglio così fragili fra queste dita, è quel che non è, è l’erba voglio ma può essere complessa come la vita.."

F. Guccini

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"..vorrei che questo tempo si fermasse, per l'illusione di un amore eterno. Vorrei morirti sulle labbra, per essere sicuro che sarà così.."

ilMatto

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Perché a vent'anni tutto è ancora intero, perché a vent'anni è tutto chi lo sa, a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell'età...

F. Guccini

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La vita non è perfetta! Le vite nei film sono perfette. Belle o brutte, ma perfette. Nelle vite dei film non ci sono tempi morti, mai. E voi ne sapete qualcosa di tempi morti, eh ?!

L. Ligabue

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Ama e ridi se amor risponde, piangi forte se non ti sente. Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior..

F. De André

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Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde

A. Baricco

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Ci vuole molta saggezza per riconoscere la propria follia, ma bisogna essere matti per farsene vanto..

ilMatto

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..Your faith was strong but you needed proof, you saw her bathing on the roof, her beauty and the Moonlight overthrew you. She tied you to a kitchen chair, she broke your throne and she cut your hair, and from your lips she drew the Hallelujah. Maybe I've been here before, I know this room, I've walked this floor. I used to live alone before I knew you . I've seen your flag on the marble arch, love is not a victory march, it's a cold and it's a broken Hallelujah. There was a time you let me know what's really going on below but now you never show it to me, do you? I remember when I moved in you, your holy dark was moving too and every breath we drew was Hallelujah..

J. Buckley

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C'è qualcosa dentro di me che è sbagliato e non ha limiti e c'è qualcosa dentro di te che è sbagliato e ci rende simili.

Afterhours

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x Amo x

La luce del sole che scalda i miei pensieri, la luce della luna che sfiora i miei sogni. Amo quello che faccio e come lo faccio.. Amo le cose che odio, perchè sono irrimediabilmente parte di me..

x Odio x

L'ipocrisia, il tempo perso, chi gira le spalle, chi fa finta di niente. Chi non sa sognare al tramonto e chi non vuole farlo. Chi non si accorge dei propri passi. Odio tutto quello per cui non posso fare niente..

x ..Ieri.. x

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Autori: Pablo Neruda + Tennyson .::.
Libri: Alessandro Baricco, Castelli di Rabbia + Rostand, Cyrano de Bergerac + Alessandro Baricco, Novecento + Alessandro Baricco, OceanoMare .::.
Film: Luciano Ligabue, Radiofreccia + Sam Mendes, American Beauty .::.
Canzoni: Modena City Ramblers, Qualche splendido giorno + Francesco De Gregori, Natale + Francesco De gregori, Buonanotte fiorellino + Max Gazzè, Cara Valentina + Francesco Baccini, Chissà chi sarò + Laura Pausini, Una storia che vale + For My Pain, Dancer in the dark + Angelo Branduardi, L'Apprendista stregone + Luciano Ligabue, Metti in circolo il tuo amore + Fabrizio De Andrè, Un malato di cuore + For My Pain, Autumn Harmony + L. Cohen, Hallelujah + Luciano Ligabue, Il giorno di dolore che uno ha + 883, La Rana e lo Scorpione + Luciano Ligabue, Eri Bellissima + Fabrizio De André, Via del Campo + Him, Join me in death + Him, Your sweet 666 + Sonata Arctica, Tallulah + Sonata Arctica, Shy + Franco Battiato, La cura + Fabrizio De Andrè, La ballata dell'amore cieco + Nomadi, Io voglio vivere + Mauro Di Maggio, Non ti voglio fermare + Francesco Guccini, Vorrei + Modena City Ramblers, La Strada + Fabrizio De André, Giugno '73 + Francesco Guccini, Eskimo + Davide Van De Sfroos, Sugamara + Francesco Guccini, Don Chisciotte + R. Vecchioni, Luci a San Siro + Sting, Fragile + Modena City Ramblers, Notturno Cadmen Lock + Canto Popolare Irlandese, Nìl sè 'na là + F. Guccini, Vite + F. Guccini, Cyrano + F. Guccini, Odysseus + F. Guccini, Una Canzone + 883, Come deve andare + 883, La volta buona + F. Guccini, L'Avvelenata + Zero Assoluto, Semplicemente + 883, Uno in più + Luciano Ligabue, Certe Notti + Afterhours, Quello che non c'è + Afterhours, voglio una pelle splendida + Savatage, Believe + Modena City Ramblers, La Strada + Afterhours, La vedova bianca + F. Guccini, Cyrano + F. Guccini, Vite .::.


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Approvo la scritta sul mio avello: Molière è un grande genio e Cristiano era bello..


ilMatto

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ilMatto

Erano gli anni 80. Eppure noi non ce ne rendavamo minimamente conto. Ed è forse proprio per questo, perchè non sapevamo niente di quello che ci avrebbe circondato di lì a poco, che una mattina splendente di prima estate abbiamo deciso di nascere. Non potevamo più aspettare: eravamo ansiosi di vedere quel mondo lucente che, fino a quel momento, avevamo solamente intuito attraverso i respiri e i sapori di nostra madre.

Erano gli anni 80 e il cielo era azzurro acceso. Eppure qualcuno, tempo dopo, li avrebbe descritti come tempi bui e da dimenticare. Prima di noi c'erano state le bombe, le stragi. Certo, ci sarebbero state anche dopo, ma i settanta erano diversi, erano gli anni della lotta, così ci dicevano. Gli ottanta invece no, sarebbero stati quelli dell'oblio, dell'arrettratezza, del vuoto incolmabile, avrebbe detto sempre quel qualcuno. Eppure, noi, nascevamo senza troppe preoccupazioni e già con quel sorriso in faccia di chi avrebbe fatto di tutto per renderli unici, quegli anni 80.

Che fossero bui, sinceramente, non me lo ricordo. Sarà che quando ho visto per la prima volta il mondo gli anni 80 erano cominciati da poco. La bomba alla stazione di Bologna sembrava lontanissima (erano passati neanche tre anni, invece), i settanta sembravano seppelliti in un baratro profondo mille miglia e gli sguardi erano protesi verso gli anni 90, quelli che, a detta dei più, avrebbero cambiato il mondo.

Degli anni 80, della nostra infanzia, mi ricordo un sacco di cose fantastiche. Tanto per cominciare, non esistevano videogiochi o quasi.. la mia prima console è stata la sega master system (e basta, non I, II, III, special, fanta super.. modello base fine punto e stop) che si mangiava delle casettone elettroniche da pochi bit. I giochi finivano in fretta e la grafica era degna del più fantasioso schizzo pre-elementare a pastelli dai colori cangianti. Inutile dire che la maggior parte del tempo non era affatto assorbito da questo allucinante e innovativo mangia cassettone ma dai Lego, altra memoria formidabile di quel tempo. Milioni di mattoncini colorati che si attaccavano in ogni modo, dritti o rovesciati, storti, a tre quarti (ma mai come volevamo realmente noi..). E che regge si costruivano con due pezzi grandi e un tetto e che cavalieri in sella a moto futuristiche con tubi attaccati dove capitava e assemblaggio di pezzi dalle più svariate provenienze.

A scuola si andava con lo zaino soltanto il lunedì mattina e il venerdì sera lo si riportava a casa. Il resto del tempo dormiva tranquillo in un armadietto in classe, insieme ai libri e a tutto il resto. Si usava l'auto di famiglia, una, e le nonne venivano a prenderti all'uscita della scuola, accompagnate dal suono della campanella, e ti riportavano a casa su un gigantesco mostro arancione mangia persone che alla modica cifra di 1000 lire, mordendo un cartoncino rettangolare, ti offriva interminabili minuti di surfeggianti curve in equilibrio sulle gambe.

A casa si arrivava giusto giusto per l'inizio di bim bum bam! Il resto della televisione non la si guardava mai, tranne qualche film la sera, ma solo di quelli stra famosi (quanti nasi appiccicati al vetro, tutt'altro che piatto, per le pedalate del piccolo amico di ET!).

La merenda era categoricamente billy e focaccia e guai se ne mancava soltanto uno dei due! E subito dopo tutti dietro ad un pallone, nella polvere dei prati mai abbastanza coperti d'erba a giocare su campi di calcio immaginari (e quante discussioni sui rimbalzi della palla sul palo di felpe!)

Erano gli anni 80, niente a che vedere con tutto quello che sarebbe venuto dopo. Gli anni 90, infondo, non furono poi così lontani. Furono anni di passaggio, di innovazione certo, ma si legarono agli 80 con una naturale sinergia che non ci rendemmo nemmeno conto del cambio di numerazione e continuammo a crescere solamente un po' più stupiti.

E' con il nuovo secolo che le cose sono cambiate. Se gli anni 80 sono stati tempi bui i primi anni del nuovo secolo sono fin troppo illuminati (ma non è forse la luce abbagliante motivo di cecità?) Nel buio abbiamo imparato a crescere e muoverci con fantasia, abbiamo ascoltato i profumi e i sapori della vita e il suono dei nostri pensieri.

Sono sempre più convinto di essere cresciuto nel momento storico più stimolante che potesse capitarmi, abbastanza lontano dalle guerre da non sentirne la paura a fior di pelle, abbastanza lontano dal 68 per assaporarne i primi frutti maturi e ancora non troppo vicino al "nuovo millennio" in modo da non subirne il fascino fin dalla giovane età.

Sono stati anni di fantasia, di passione, di spensieratezza e divertimento. Ma la cosa più importante è che non ci serviva niente per fare di tutto questo un mondo splendido e luccicante. Eppure quel niente lo sentivamo come necessario. Era il pallone supertele, la maglietta non orginale della squadra di calcio, erano le mollette della nonna usate per imbastire tende magrebine nel deserto della camera da letto. Gli oggetti non erano mai quello che sembravano, erano pretesti, chiavi magiche per aprire mondi sconfinati nella nostra fantasia.

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ilMatto

NON E' SPRECATO
SE NON IL GIORNO
IN CUI NON SI HA
SORRISO

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ilMatto

"..certo non sai quanto sei dolce e bella quando dormi
coi tuoi capelli sparsi e abbandonati sul cuscino.."

"..forse non sai quando sia felice nel vederti
addormentata e persa accanto a me, stesa vicino;
quanto sia bello il gioco dell’averti
in sogno verso chissà quale destino.."

"..certo non sai di quanto mi commuovi quando dici
parole strane e quasi senza senso a mezza voce,
forse ricordi di attimi felici
persi in un atomo onirico veloce.."

"..forse non sai quando di sonno e di notte sei bagnata
quanto ti ami e quanto siano vuote le parole.."

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ilMatto

..è impressionante come le persone a volte non capiscano quando hanno superato i limiti.. quando sono andati oltre.. quando ci sarebbe solamente da scavarsi una fossa e scomparire dalla vergogna..

..la cosa peggiore è che i cattivi, nelle storie, pensano sempre di essere loro i buoni..

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your faith was strong but you needed proof
you saw her bathing on the roof
her beauty and the moonlight overthrew you
she tied you to her kitchen chair
she broke your throne and she cut your hair
and from your lips she drew the hallelujah 

baby i've been here before
i've seen this room and i've walked this floor
i used to live alone before i knew you
i've seen your flag on the marble arch
but love is not a victory march
it's a cold and it's a broken hallelujah

there was a time when you let me know
what's really going on below
but now you never show that to me do you
remember when i moved in you
and the holy dove was moving too
and every breath we drew was hallelujah

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..ti amerrimo..


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ilMatto

Chiudere gli occhi e riaprirli. Vedermi riflesso nei tuoi sguardi in un istante che rallenta all'infinito. A pochi sospiri di distanza, ad un battito soltanto.. e poco più è baciarti. In un'immobile irrealtà..

..perchè ogni volta è come se fosse la prima..


"..T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.."

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ilMatto

"Eccoti sai ti stavo proprio aspettando, ero qui ti aspettavo da tanto tempo, tanto che stavo per andarmene e invece ho fatto bene. Sei il primo mio pensiero che al mattino mi sveglia, l'ultimo desiderio che la notte mi culla, sei la ragione più profonda di ogni mio gesto la storia più incredibile che conosco.."

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Guardava ripetutamente quella pagina, non riusciva a staccarci gli occhi. Era come se cercasse una risposta, un conferma. Una parola nascosta tra gli spazi vuoti di altre parole, mille altre parole. Come in un gioco contorto e ironico, perverso pure. Cercare una risposta che non si vuole per domande che non avremmo mai voluto farci.


Spense la sua sigaretta. Fumare gli aveva stretto fin troppo la gola. Si guardò attorno senza trovare niente di migliore a cui aggrapparsi. Ricominciò a leggere. Le parole gli scorrevano sotto gli occhi con la velocità e i suoni di chi ormai recita a memoria. Aveva letto e riletto quelle righe chissà quante volte ed ogni volta si era fatto le stesse domande.


Epppure era come se il tempo si fermasse, tra una riga e l'altra, nell'attesa di qualcosa di nuovo, tutto completamente congelato in una realtà irreale. Una stasi insopportabile quanto irrinunciabile. Una curiosità fine a se stessa eppure terribilmente scalpitante.


Ossessione. Come se il suo cervello non riuscisse a liberarsi da quel pensiero fisso, da quell'immagine. Un quadro senza nome, volutamente tenuto nascosto, ma allo stesso tempo sbirciato, spiato, guardato. Come non saper resistere ad una tentazione e lentamente farsi trascinare, momento dopo momento, in essa.


Ma cosa voleva? Quante volte si era fatto le stesse domande nell'attesa di quella parola, di quella risposta che aveva temuto e cercato. Cosa avrebbe fatto? Come avrebbe reagito? In un altalenante continuo di paura e rabbia, di sicurezze e dubbi. Lo sapeva, dentro di sè, lo sentiva. Eppure il non trovare niente lo destabilizzava, lo tormentava.


Le parole gli scorrevano sotto gli occhi con la velocità e i suoni di chi ormai recita a memoria. Aveva letto e riletto quelle righe chissà quante volte, ma ogni volta c'era qualcosa di diverso.


L'ennesimo refresh della pagina, però, gli gelò il sangue..



Si svegliò di soprassalto, sudato, il respiro pesante e profondo ancora insaporito dal fetore degli incubi. Il buio della sua stanza era infradiciato da un freddo e vacuo bluastro irreale – neanche fosse la peggiore scena di un film di serie B – irradiato dal monitor del suo pc rimasto acceso in un angolo della stanza qualche ora prima. Si alzò faticosamente e si diresse verso il computer poi mosse il mouse e lesse.


Rilesse le prime righe un paio di volte, quasi incredulo di quello che i suoi occhi gli stavano dicendo, poi proseguì, carattere dopo carattere, con una strana sensazione addosso. Quello che cercava si era nuovamente nascosto negli spazi bianchi tra una lettera e l'altra, eppure era lì, in quelle parole, chiaro e silenzioso come la più pesante delle verità.


Non l'avrebbe rivista. La guerra li aveva separati, divisi da un muro invalicabile. Come la vita, il conflitto era piombato nel loro destino e l'aveva modificato. Lui era partito, aveva voluto rischiare. E l'aveva persa. Lei era rimasta sola, nella sua piccola casa al di là di quel muro insuperabile come l'oceano. Con il cielo illuminato dalle bombe, aveva dovuto affrontare la vita, nuovamente, da capo. Ferita, debole, con il cuore malato e troppe lacrime ancora da piangere. Ma ce l'aveva fatta. Nonostante attorno a sé il mondo stesse impazzendo, si era rialzata in piedi. E ora aveva bisogno di dimenticare per ricominciare a sognare, per chiudere gli occhi senza avere paura della notte. Per cancellare l'immagine di quei palazzi distrutti, delle macerie, di tutto quello che conosceva ridotto in polvere. Doveva farlo, voleva farlo, o se lo sarebbe portato dietro ogni notte, nei suoi incubbi.


Guardò fuori dalla finestra, seduta alla sua scrivania poteva vedere la luna. Chiuse lo schermo del proprio portatile e si girò dietro di sè. Nel letto lui dormiva avvolto nelle lenzuola, accarezzato da sogni troppo timidi per rimanere al mattino. Sulla loro pelle ancora il profumo delle carezze e il calore dei baci. Lo guardò, silenziosamente. Poi sorrise.

"..e nonostante le bombe alla televisione, malgrado le mine, la penna sputò parole nere di vita "La guerra è finita, per sempre finita, almeno per me". E nonostante sua madre impazzita e suo padre, malgrado Belgrado, l'America e Bush, con un bic profumata da attrice bruciata "La guerra è finita" scrisse così.."

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ilMatto

..E se io conosco un fiore unico al mondo, che non esiste da nessuna parte, altro che nel mio pianeta, e che una piccola pecora puo distruggere di colpo, così un mattino, senza rendersi conto di quello che fa, non è importante questo?!" Arrossì, poi riprese: "Se qualcuno ama un fiore, di cui esiste un solo esemplare in milioni e milioni di stelle, questo basta a farlo felice quando lo guarda. E lui si dice: "Il mio fiore è là in qualche luogo." Ma se la pecora mangia il fiore, é come se per lui tutto a un tratto, tutte le stelle si spegnessero! E non è importante questo!?"
Non poté proseguire. Scoppiò bruscamente in singhiozzi. Era caduta la note.

[..]

"Il fiore che tu ami non è in pericolo… Disegnerò una museruola per la tua pecora… e una corazza per il tuo fiore… Io…" Non sapevo bene che cosa dirgli. Mi sentivo molto maldestro. Non sapevo come toccarlo, come raggiungerlo… Il paese delle lacrime e cosi misterioso.

Imparai ben presto a conoscere meglio questo fiore. C'erano sempre stati sul pianeta del piccolo principe dei fiori molto semplici, ornati di una sola raggiera di petali, che non tenevano posto e non disturbavano nessuno. Apparivano un mattino nell'erba e si spegnevano la sera. Ma questo era spuntato un giorno, da un seme venuto chissa da dove, e il piccolo principe aveva sorvegliato da vicino questo ramoscello che non somigliava a nessun altro ramoscello. Poteva essere una nuova specie di baobab. Ma l'arbusto cessò presto di crescere e cominciò a preparare un fiore. Il piccolo principe, che assisteva alla formazione di un bocciolo enorme, sentiva che ne sarebbe uscita un'apparizione miracolosa, ma il fiore non smetteva piu di prepararsi ad essere bello, al riparo della sua camera verde. Sceglieva con cura i suoi colori, si vestiva lentamente, aggiustava i suoi petali ad uno ad uno. Non voleva uscire sgualcito come un papavero. Non voleva apparire che nel pieno splendore della sua bellezza. Eh, si, c'era una gran civetteria in tutto questo! La sua misteriosa toeletta era durata giorni e giorni. E poi, ecco che un mattino, proprio all'ora del levar del sole, si era mostrato. E lei, che aveva lavorato con tanta precisione, disse sbadigliando: "Ah! Mi sveglio ora. Ti chiedo scusa, sono ancora tutta spettinata…" Il piccolo principe allora non poté frenare la sua ammirazione: "Come sei bella!" "Grazie", disse dolcemente il fiore..

[da Il Piccolo Principe]

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ilMatto

"..La cosa peggiore, pensò, è che gli angeli non sanno mai di avere due ali meravigliose. Sono creature fatate che vivono una vita normale senza mai sospettare nulla ma nei loro occhi è nascosto un intero mondo. A volte basta sfiorarli e a volte soltanto guardarli negli occhi ma l’aura di un angelo ha un’energia che fa tremare e rabbrividire la pelle.."

"Sì, ti amo completamente, teneramente, tragicamente.."

"..perché non so immaginarmi niente più di così di ciò che ho avuto incontrandoti, lieto di conoscerti.."

"..I am the way, I am the light, I am the dark inside the night, I hear your hopes, I feel your dreams, And in the dark I hear your screams. Don't turn away, just take my hand and when you make your final stand I'll be right there, I'll never leave. All I ask of you: Believe.."

"Cosa vuol dire addomesticare?" - chiese il piccolo principe.."

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ilMatto

Estratto da "Work in progress - Paura del buio":

Si strinsero l’un l’altra sotto le coperte. In silenzio, senza parlare. Eppure era come se entrambi stessero raccontando la propria storia e allo stesso tempo ascoltando senza fare domande. Con una naturalezza disarmante, inumana quasi, speciale. Chiusero gli occhi e lasciarono il mondo fuori da quella stanza, cercando di dimenticare tutto.

Fu in quel momento che Manuel si scordò del messaggio. Lasciò cadere il cellulare sul comodino, ancora congelato in quell’attesa di invio non invio a cui era stato relegato, appoggiato e lasciato lì, utile soltanto a se stesso e a scaricare la batteria. Fino a che il display non sarebbe scomparso, fino a che quei pochi caratteri digitati non sarebbero stati dimenticati, fino a che tutto non sarebbe sfumato.

In fondo era giusto così – pensò. Ellison aveva diritto alla propria vita. E se la sua strada l’aveva fatta allontanare, lui non aveva il diritto di ricordarle il proprio dolore dicendole che l’amava ancora. Non aveva il diritto di interferire, di cercare di farla sentire in colpa per riavvicinarla a sé. Per cosa poi? Per un sorriso, una carezza o, addirittura, un bacio? Per vederla poi allontanarsi nuovamente non appena il senso di vuoto e tristezza, il senso di colpa, sarebbe affievolito e scomparso? No, aveva capito. Lui l’avrebbe amata, è vero, ancora per molto tempo. Forse per tutto il resto della propria vita. E probabilmente anche lei avrebbe fatto altrettanto. Perché era naturale che fosse così. Perché si erano amati, erano cresciuti assieme ed avevano sognato assieme. Una loro parte sarebbe stata per sempre legata. Ma ora, ora era come se riuscisse a percepire una linea netta, una divisione tra quello che era stato, il passato, e l’istante stesso del pensiero, presente e vivo. Non sarebbe mai stato uguale. Non avrebbe potuto. Si erano allontanati perché dovevano andare così le cose. Senza colpevoli, senza carnefici. Solo il destino e la vita avevano il compito di disegnare i percorsi. E loro, semplicemente, si erano ritrovati su strade diverse. Capì. Quello che non era stato capace di spiegarsi per giorni. Le parole di Ellison, alla fine, erano state sincere. Gli avevano detto le cose esattamente come stavano e quel senso di smarrimento, di menzogna, di non concretezza che aveva avvertito in realtà era soltanto la sua incapacità di capire, di entrare in quell’ottica, di non sentirsi solo, ma parte di un tutto.

Ora invece riusciva a percepire lo scorrere dell’intera vita attorno a sé. Sentiva di non essere solo, sentiva il calore della sorella, lì vicino a lui tanto bisognosa di protezione quanto capace di dargliene. In un continuo scambio reciproco, di amore e forza, di coraggio, per affrontare la vita. Quella vita che non sarebbe mai stata più facile, che sarebbe peggiorata giorno dopo giorno, soltanto per il fatto che con l’esperienza sarebbero aumentate le cicatrici, la diffidenza, il dolore. Ma la loro forza sarebbe andata oltre, li avrebbe sostenuti, li avrebbe salvati.

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ilMatto

Nevicava. Perché in fondo era l’unica risposta che il mondo potesse dargli in quel momento. Neve. Come una coltre di fredda indifferenza lentamente calata dal cielo. Sulla città. Sui suoi pensieri. Guardò fuori dalla finestra del proprio attico. Sotto di lui un’intera città ancora dormiva. Cercò di trattenere il respiro per un attimo, un istante soltanto, il tempo di far scivolare via l’ultima goccia di sangue dal proprio cuore malato dalle troppe lacrime non versate. Poi riprese a respirare con la frenesia e la fretta a cui ormai si era abituato. Un sordido sospiro, quasi trascinato, eppure continuamente in ritardo, di corsa, costretto ad inseguire l’ossigeno della boccata successiva, a legarcisi, a rimanerci attaccato fino a che non si è fuori. Così, in bilico tra stasi e dinamismo iperbolico, tra l’immobilità dell’apnea e la rincorsa del respiro. Con lui si fermò tutto lì intorno. L’orologio sulla parete alle sue spalle, appeso come una macchia nera in uno sconfinato oceano di bianca vernice, sembrò ritardare i battiti dei secondi come a voler sottolineare anche esso l’apnea irreale della mente di Alex.

La luce, soffusa nella stanza, sembrò avere un fremito, una vibrazione, come un brivido leggero che scappa lungo la schiena. Mentre tutto si stava per fermare lei, la luce, decise di esplodere, anche se in sordina, in quell’irrefrenabile desiderio di vita, di mobilità, di scappare via. Fu forse proprio per questo inaspettato movimento impercettibile che Alex girò lo sguardo fino ad allora incollato oltre il vetro a scrutare quei fiocchi biancastri immobilizzati in un istante troppo complesso per risolversi con un semplice battito di ciglia.

Lei lo stava guardando, dal letto. Gli occhi pieni di lacrime, vibranti come la luce e troppo pesanti per non lasciarsi cadere sul fresco ondeggiare delle lenzuola. Era come se i pensieri, impazziti, non riuscissero a fermarsi, nonostante lei lo volesse, nonostante ci stesse provando con tutte le proprie forze. Impazzivano e schizzavano da una parte e dall’altra del cervello, si giostravano in singhiozzanti parabole astratte, come biglie imbizzarrite, cavalli senza briglie lanciati nella sconfinata pianura dell’immaginazione.
I suoi capelli, castani e lunghi, sembravano adeguarsi perfettamente, nel loro mosso, alle onde disegnate da quelle lenzuola ancora calde per la notte passata insieme. Lungo la sua pelle, sulle cosce affusolate, si chiedeva se conoscesse davvero quell’uomo. Sui suoi seni sentiva ancora il sapore delle loro carezze, della loro pelle mischiata e non restituita. Sentiva sul collo le labbra, bacio dopo bacio, ad occhi socchiusi, quasi timorosi della luce, quasi spavaldi verso il buio. Dov’era stata? La sua mente si altalenava nell’oblio del non ricordo, inseguendo quei fili tanto chiari al momento ma così difficili poi da dipanare alla fine del sogno, così insensati, così intricati, così.. semplicemente vivi da amalgamarsi perfettamente alla frenetica corsa dei pensieri. Si guardò i piedi per un istante, poi sollevò lo sguardo verso la finestra. Lo vide muoversi, scostare il capo.. era come se qualcosa lo avesse avvertito di quei pensieri, di quel vortice che le stava rivoltando l’anima. Era come se avesse avvertito una vibrazione, un sussulto, che l’aveva strappato dall’immobilità surreale in cui si era calato.

Si chiese se conoscesse quell’uomo. La paura le stringeva la gola così tanto da rendere difficile ogni respiro. Il cuore ansimava con un ritmo frenetico di vitalità pura. Aveva paura, ma paura della vita stessa. Perché ad ogni rintocco dell’orologio qualcosa del passato andava irrimediabilmente sfaldandosi nella memoria, nei propri ricordi, si annebbiava. Una parte di lei moriva, lentamente e continuamente, nell’impossibilità di tenere tutto assieme. Ed ora, davanti a sé, vedeva qualcosa di nuovo, di indecifrabile, diverso ed uguale a tutto il resto, a suo modo unico nell’essere l’ennesima copia del tutto. Paura. Paura naturale e inanimata, genetica, istintiva.

Quello che lo fece trasalire fu vederle gli occhi carichi di lacrime. L’aveva lasciata dietro di se pochi istanti prima, ancora addormentata nel caldo del loro letto, ed era andato alla finestra. Aveva guardato fuori, verso il mondo, un po’ più in là del mondo, come a voler scoprire quale segreto si celasse oltre l’orizzonte, ed era rimasto lì ad osservare quell’oscillare bianco per qualche manciata di secondi. Ma non aveva sentito rumori, niente che potesse fargli intuire o anche soltanto suggerire che si era svegliata.

Camminò verso di lei, verso quello sguardo che in sé racchiudeva domanda e risposta. Non disse nulla, semplicemente la guardò dritto negli occhi, istante dopo istante, secondo dopo secondo. Combattendo contro il naturale sbattere delle palpebre per non interrompere lo sguardo. Combattendo contro se stessi e contro ogni naturale sopraffazione emozionale del cuore. Combattendo.

Le sfiorò una guancia col palmo della mano. Nel movimento lento e dolce poteva sentire il candore della sua pelle, umida di acqua salata sfuggita dagli occhi e ancora calda per il tepore dei sogni che l’avevano avvolta. Accennò un sorriso, fermo in quella posa, dritto nei suoi occhi. Accennò un sorriso.

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ilMatto

Gira e rigira, siamo sempre qui. Con pause lunghe mesi o frenetici respiri. Prima o poi, comunque, tra queste righe ci si ricapita. E sempre con la stessa ironica diffidenza di ogni santo post. Perchè le parole scorrono e fluiscono come una cosa naturale.. però..

E poi le cose cambiano vorticosamente, mutano.. seguono la nostra imperfetta fluttuazione nel tempo e come riflesse dagli specchi di un gioco ormai perso nella nostra memoria si deformano assumendo nuovi colori.

E in fondo, noi siamo sempre noi anche se diversi.. quante volte questo placebo dialettico ci è stato propinato in testa, dagli altri e dal nostro inconscio, si intende, solamente per dare pace a quella voce che ci urlava tra orecchio e orecchio che qualcosa stava cambiando, senza motivo, senza perchè, cambiava e basta. E noi che non potevamo che chiederci il perchè. Perchè abbiamo bisogno di risposte, concrete, reali, illusorie, almeno. E il perchè ci veniva, così, servito dal mistero della fede del mutamento continuo e innarestabile del tutto. Ok, ci può stare, non è la prima volta che una risposta sbrigativa risolve problemi.. però..

E quando ci siamo chiesti il motivo del tempo bruciato a inseguire il silenzio. Bisognosi di risposte ma consapevoli che l'unica cosa che potevamo avere era una lunga e strenuante attesa. Guardando foto per ingannare il lento scorrere dei secondi, ascoltando i ricordi, vivendo nei sogni. Come inseguire se stessi. Già, ma al buio.
E nonostante tutto abbiamo continuato a camminare, senza saperne il motivo, semplicemente perchè un passo andava messo davanti all'altro.. però..


però.. beh.. però alla fine il grande mutamento delle cose non sempre è così malvagio. Certo è vero, si cambia, ci si deve adattare a nuovi schemi e scenari.. ma in fondo, se non fosse questa la nostra natura, ci annoieremmo tantissimo.

Capita così che svoltato l'angolo si possa incontrare una nuova persona. Vicino a noi da sempre, incomprensibilmente mai incontrata, ad un battito di ciglia dal nostro percorso. E d'improvviso le strade si avvicinano, si intrecciano, si mischiano. In una carnevalesca confusione disordinata. Una danza di percorsi che ti strappa il cuore dal suo incastro e te lo tiene lì, sospeso, a ricordargli che un attimo prima doveva battere e che ora deve correre per recuperare il ritardo. Frenetico.

Capita che il grande mutamento delle cose abbia per noi già tracciato dei percorsi che in un primo momento possono sembrare incomprensibili, inutili, senza senso.. poi ogni cosa prende forma..

"Accadono cose che sono come domande. Passa un istante, oppure anni. E poi la vita risponde."

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ilMatto

Quanto veloce può passare il tempo?
Abbiamo imparato a misurarlo ma non siamo ancora capaci di rinchiuderlo. Sono ancora le sue braccia che ci avvolgono, che ci stringono nel loro scorrere frenetico e ci danno solo la possibilità di chiudere gli occhi. E' difficile da spiegare. Forse perchè è una delle cose più semplici e naturali del nostro vivere. O forse è soltanto
 una proiezione esistenziale. Naturale come sentirsi ogni minuto un po' se stessi e un po' diversi, assurda come l'esigenza di avere sempre un prima e un dopo per dare un senso al nostro adesso.
Così ossessionati da questa sequenza indistinta di momenti da perdere di vista il fulcro attorno cui giriamo per concentrarci sulle paure di quello che siamo stati e sulle speranze di quello che saremo. Così ossessionati da questa ruota infruttuosa da sacrificare una piccola parte di noi stessi, ogni giorno, in virtù di quell'ombra che possiamo soltanto intuire davanti ai nostri occhi.

Non giusto, non sbagliato. Semplicemente quotidiano. E come quotidiano, subdolamente mascherato da abituale, normale, consueto. Sbagliato, questo sì. Sbagliato nel credere che tutto quello che è quotidiano è normale. E' la più grande droga che il nostro cervello ci propina. Siamo assuefatti da noi stessi per la paura di perderci tra uno ieri ed un domani in un oggi troppo privo di attualità. Curioso, direi di sì.

Provando a fermare tutto si perde l'equilibrio. Non tanto per noi ma per il resto del mondo che continua a girare sulla sua giostra.

Ma sarebbe comunque inutile, non è fermando il mondo che si risolve il gioco. Il difficile è imparare a guardare un punto fisso nel nostro quotidiano e farlo coincidere con noi stessi.

Oggi vorrei che fosse così. Un istante soltanto, perfetto nella sua irripetibile unicità, perfetto nel suo ripetersi all'infinito infinite volte in infinitesimi istanti tutti uguali e diversi. Oggi vorrei che fosse così, un po' più semplice per ognuno di noi. Vorrei che il gioco diventasse un po' meno abituale, meno quotidiano. Vorrei che fosse semplice, un po' più semplice, fissare quel punto e rendersi conto che non c'è bisogno d'altro.

Vorrei che per un volta ci bastasse essere noi stessi, senza prima nè poi, senza abitudini o disequilibri.


"..ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni di vetro e sabbia chi mi riprende la rabbia, il gesto, donne e canzoni? Gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti, l'arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?

Come vedi tutto è usuale solo che il tempo stringe la borsa e c'è il sospetto che sia triviale l'affanno e l'ansimo dopo una corsa l'ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita, il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa che chiami vita.."

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ilMatto

Un istante. Frenetico. Veloce. Passa senza fare troppo rumore, come un riflesso. Lascia una scia lungo gli occhi. Ma ha un filo che lo porta fino a noi stessi, dentro l'anima, e si lega ad un qualcosa che è lì. Forse da sempre, nascosto tra il susseguirsi monotono del tempo, assopito da bugie che quotidianamente siamo bravissimi a propinarci. O forse apparso, come un'illusione, un'idea, ripescato da chissà quale ricordo. Un istante. Ma di quelli che sembrano non finire. Dove il tempo rallenta e si dilata, i battiti del cuore si tirano l'un l'altro in un faticoso rincorrersi di paure. Uno di quelli. Il filo corre legato al riflesso e quel qualcosa si scosta dal suo angolo, appare, ci si presenta davanti agli occhi e chiede il suo dazio. Senza sapere nulla, senza volerlo sapere. Solo nella chiara consapevolezza di riconoscerlo. Forse lì da sempre, forse un'illusione.

E non è. Non è la tremolante paura di voler ammetere a se stessi qualcosa. Non è una consapevolezza che non vogliamo nemmeno avere. E' qualcosa che non è, per la sua essenza intrinseca di non apparire. Fluttua. Si trasforma.


E non è.

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ilMatto

Si avvicinò allo specchio. Lentamente, come fosse un rito atavico. Si confuse coi contorni sfumati dalla luce. Si guardò negli occhi.

Dietro di sè poteva intuire il suo corpo dolcemente addormentato sul letto.

Si toccò appena il seno, poi la mano scivolò lungo i fianchi. Si strinse le dita sulla pelle. Su di sè riusciva a sentire il suo odore, i suoi respiri.

Si guardò negli occhi.

Il suo sguardo ebbe un sussulto, un fremito. Come un qualcosa che comincia a vibrare e poi, poco, si allontana. Il suo viso, le guance e la bocca sfumarono i propri contorni in un'immagine diversa. Le labbra, appena socchiuse, accennarono un sorriso, di quelli che si fanno a cattivo gioco.

Tremò, per un istante soltanto. Si sentiva ancora avvolta dai loro respiri. Strinse le dita sulla carne. Era viva. Ma viva nel senso più profondo dell'emozione di scoprirsi vivi. Quando senti che tutto non è soltanto un lento scorrere di tempo ma qualcosa di diverso. Era viva perchè la sua anima ardeva di bisogno, di quel bisogno che non si può spiegare, che non ha voce. Di quel bisogno che è a sua volta vita stessa. Era viva.

Dietro di sè poteva intuire il suo corpo dolcemente addormentato sul letto. Lo guardò. La linea del suo profilo continuava, come fosse naturale, con il resto del circostante. Tutto in perfetta armonia. Il viso, i capelli, le spalle. Come in un dipinto studiato per un'intera vita e realizzato in pochi istanti. Perfetto. Semplicemente perfetto. Per la sua instabilità, perfetto. Perfetto. Per il suo essere effimero. Un momento dopo svanito, un istante solo, però, perfetto.

Dallo specchio, la sua immmagine cominciò a scolorire, a sfumare. I contorni cambiarono la loro direzione, i riflessi il loro significato.

Come un incenso che brucia sul davanzale della finestra. Un aroma che si libera e diventa vento e cenere che si addormenta sul freddo marmo.


Lui l'avrebbe dimenticata, come si fa in questi casi. Nel migliore delle ipotesi le avrebbe lasciato un paio di sossulti al risveglio, un battito o due di cuore, ma poi tutto sarebbe tornato come prima.


Ma questo non importava. Lei sorrise. Sorrise a se stessa.

Per pochi istanti, una frazione di vita incalcolabile, era stata tra i suoi respiri, nei suoi battiti. Avevano danzato insieme nelle fantasie di quella notte. Lei era stata viva. Viva. Il resto non importava.

Si sorrise. Perchè quel sorriso sapeva di una verità che nessuno le avrebbe mai portato via. Sorrise perchè sapeva, in ogni angolo del proprio corpo, che era riuscita a donargli un po' di vita. Emozioni. Di quelle che ti fermano il cuore per un istante, te lo tengono lì, stretto e contratto per qualche secondo, in una stasi quasi surreale. Poi te lo riadagiano al suo posto e lui ricomincia a battere, quasi come se niente fosse.

Sorrise. Poi svanì. Come l'ultimo rivolo d'incenso, divenne vento, con un sussulto soltanto. Cenere.

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ilMatto

Oggetti. Ce ne riempiamo le stanze. Le librerie, le mensole, i ripiani.. Ne abbiamo la casa piena. In ogni angolo oggetti di ogni tipo. Inutili, impolverati, a volte rotti altre volte mai usati. Li teniamo lì per il gusto di seguire il filo che li lega ai nostri ricordi..

..poi buttiamo le persone come se fossero carta straccia.. in un cestino, come se niente fosse.. dimenticate.. tagliando tutti i fili..

..perchè a volte le persone sono così brave a farsi odiare?

"..mi piace rovistare nei ricordi di altre persone, inverni o primavere per perdere o trovare dei raccordi nell’apparente caos di un rigattiere: quadri per cui qualcuno è stato in posa,un cannocchiale che ha guardato un punto, un mappamondo, due bijou, una rosa, ciarpame un tempo bello e ora consunto,
pensare chi può averli adoperati, cercare una risposta alla sciarada del perché sono stati abbandonati come un cane lasciato sulla strada. Oggetti che qualcuno ha forse amato ora giacciono lì, senza un padrone, senza funzione, senza storia o stato, nell’intreccio di caso o di ragione.."

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ilMatto

Ho tracciato fili lungo i quali il destino inciampa e cammina. Che sia verità o soltanto apparenza non importa. Siamo quello che dalle nostre maglie lasciamo intuire. Non siamo noi stessi nemmeno davanti ad uno specchio. La nostra pura essenza, il nostro io, è sepolto dentro di noi e in continuo mutamento. Utopia farne una maschera per mostrarla al mondo, utopia interpretare noi stessi. Siamo personaggi di una commedia incompiuta.

Coerenti con la nostra linea del destino, ma pur sempre mutevoli come un fiume che scorre. Che sia verità o soltanto apparenza non importa. Perchè ogni istante è vero, ogni momento è carico di vitalità propria. Quello che vediamo, quello che proviamo è reale, tangibile.
L'odio per una bugia è odio. Non una copia a buon mercato di un sentimento più sincero.

Siamo quello che in fondo abbiamo deciso di essere. Tutto quello che non abbiamo smentito lo abbiamo confermato tacitamente.

Che sia verità o soltanto apparenza non importa  perchè coincideranno unisone ai nostri passi.

Ho amato ed odiato.

E' questo che dipana ogni distanza dialettica del nostro io. Perchè alla fine non c'è soglia tra una o l'altra faccia. Lasciamo scivolare la realtà nella menzogna con la stessa facilità con cui ci abbandoniamo alle sue mani.

Il dolore ristagna anche in pochi riflessi, che sian verità o soltanto apparenza..

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ilMatto

"..Non ci cancelliamo il passato per il semplice fatto che ne abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno del nostro dolore soltanto per ricordarci che possiamo anche non soffrire. Strani esseri siamo. Davvero strani.

Accendo una sigaretta anche se non fumo. E’ un po’ come il dolore, mi dico. Fumo per ricordarmi che posso anche non fumare. Non è una scusa, davvero. Se ci pensate non è assurdo. O non così tanto per lo meno. Ho provato a smettere e ho provato a ricominciare e a smettere di nuovo. Di fumare, di amare, di essere vivo. Si possono provare un sacco di cose. Ma ci ricorderanno sempre il loro contrario.."

estratto dall'ennessimo Work In Progress.. :)

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ilMatto

Critico-distruttivo.
Ultimamente sono così. Ma non c'è nulla di negativo in tutto questo, anzi. E' proprio nella distruzione che si creano le massime espressioni di vita. Come una fenice che trae la forza dalle sue debolezze passate, che fa della cenere il suo sangue.

Poco alla volta sto sgretolando i muri che ci hanno costruito intorno. Inutili barriere per costringere i nostri pensieri. E con quei sassi costruirò una scala, senza meta.. con il solo scopo di cambiare il punto di vista sulle cose..

Non ci sono scelte sbagliate, non ci sono errori. Solo sentieri più lunghi e più tortuosi.. e sono proprio questi sentieri a insegnarci la maggior parte delle cose..

"Non me ne frega niente se anche io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato.."

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ilMatto
Prendimi, stringimi, amami.
E poi dimenticami.
Usami.

Perchè altrettanto farò con te.

Segui la mia lingua e falla tua.
Costringici in un unico respiro ad essere anime diverse, confuse, mischiate, schiacciate, unite e disgiunte.

Amami e poi dimenticami, perchè altrettanto farò con te.

Una notte, una notte soltanto.
O un momento, un silenzio, un orgasmo.

Stringimi, usami.

Segui le mie mani accarezzare l'impronta del tuo piacere,
l'ombra dei tuoi respiri.

Ascolta il tuo profumo nel mio respiro..

Amami, perchè altrettanto farò con te.

Ma una notte, una notte soltano,
il tempo di un orgasmo, un respiro, un silenzio.

E poi dimenticami..

Perchè altrettanto farò con te..
 
"..Vieni a fare un giro dentro di me o questo fuoco si consumerà da sé e se una vita finisce qua quest'altra vita presto comincerà. Nel tuo letto la novità è fare a pezzi l'anima ma la violenza della stabilità è un modo di morire a metà. E un bacio sporco sa spogliarmi il cuore dai demoni e c'è qualcosa dentro di noi che è sbagliato ma ci rende simili. Un bacio sporco sa come un milione di anime e se una vita finisce qua quest'altra vita presto comincerà.."
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ilMatto
Giorni su giorni. Si accavalla il tempo e passa, scappa, non torna. In un battito d'occhio siamo a metà marzo. E' passato l'inverno senza dare troppo nell'occhio, sta arrivando la primavera ma solo per una data sul calendario. Eppure il tempo passa. Senza che ce ne si renda davvero conto. Quest'anno è iniziato da poco meno di 80 giorni. Ma dove sono andati?!

Forse è colpa del lavoro che incombe tutti i giorni. Forse è lo studio che assorbe il tempo libero. Forse è tutto il resto delle cose che cerchiamo di incastrare nei secondi rimasti liberi.

I pensieri affollano la testa eppure anche oggi sembra sereno. Metereopatici soltanto a metà.. soltanto quando il cielo diventa una scatola di metallo inespugnabile, grigio e freddo come lamiera piegata sul collo..

Alzo la testa e il riflesso dei miei occhi sfugge nel raggio di sole che annebbia lo sguardo.. dove stanno finendo i nostri sogni ? Quelli per cui scrivevamo canzoni sui banchi di scuola al liceo. Quelli per i quali un castello in aria non era mai abbastanza.. e si passavano ore e ore e giorni a parlare di queste idee utopiche.. eppure così vicine..

Dove sono andati tutti i buoni propositi, le speranze, i piani, i viaggi. Gli anni sono scappati e si sono portati via tutto. Hanno nascosto quello che eravamo in scatoloni dimenticati.. hanno cambiato lo sfondo e ci hanno spinto a camminare di nuovo..

Un pensiero va a chi ha condiviso con me quelle ore tra i banchi di scuola.. quei sogni.. di chi ha fantasticato (e ancora fantastica).. va a chi nonostante tutto è ancora capace di preferire l'assurdo allo scontato.. A tutti quegli amici che hanno saputo ascoltarmi, parlarmi, darmi pacche sulle spalle e assecondarmi in idee stupide e senza senso.. A tutti quelli che hanno saputo guardarmi negli occhi mentre io ascoltavo i loro sogni.. A tutti quelli che hanno suonato con me.. nelle strade.. nei giardini.. sugli autobus.. dove capitava.. A tutti i compagni di viaggio.. Ai compagni di carte.. Agli amici che c'erano nel momento del bisogno e a quelli che hanno preferito cambiare strada.. perchè infondo anche grazie a loro sono cresciuto un po' di più.. sono le ferite che riciclano la pelle.. oltre alle carezze..

E un pensiero anche a tutte le persone che ho incontrato lungo la strada.. quelle che mi hanno camminato di fianco per giorni.. e chi per un solo sguardo..

Perchè ogni giorno ha qualcosa di unico ed irripetibile.. e sono gli occhi delle persone che incontriamo.. come ci guardano.. e come le guardiamo.. perchè ogni sguardo non sarà mai uguale ad un altro..


Un abbraccio a tutti quanti.. di quelli stretti che scaldano l'anima..


"..Di tutti i poeti e i pazzi che abbiamo incontrato per strada ho tenuto una faccia e un nome una lacrima o qualche risata. Abbiamo bevuto a Galway o fatto tardi nei bar di Lisbona, riscoperto le storie d'Italia sulle note di qualche canzone. Abbiamo girato insieme e ascoltato le voci dei matti, incontrato la gente più strana e imbarcato compagni di viaggio. Qualcuno è rimasto qualcuno è andato e non s'è più sentito, un giorno anche tu hai deciso, un abbraccio e poi sei partito. Buon Viaggio Ermanno Querido e buon cammino ovunque tu vada forse un giorno potremo incontrarci di nuovo lungo la strada.
Di tutti i paesi e le piazze dove abbiamo fermato il furgone abbiamo perso un minuto ad ascoltare un partigiano o qualche ubriacone. Le strane storie dei vecchi al bar e dei bambini con te nel deserto sono state lezioni di vita che ho imparato e ancora conservo.


Non sto piangendo sui tempi andati o sul passato e le solite storie perché è stupido far del casino sul ricordo o su qualche canzone. Non voltarti ti prego, nessun rimpianto per quello che è stato che le stelle ti guidino sempre e la strada ti porti lontano.."

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ilMatto
Ironia della sorte.
Ci sono canzoni che tagliano come lame. Quelle che non sono soltanto parole e musica.. che sono emozioni pure, ricordi, istanti di vita ripetuti in loop nella memoria ad ogni passaggio. Canzoni chiuse in un cassetto che sigilleresti. Cristallizare il tempo andato in un diamante di memoria..

Poi capita di ritrovarsele davanti, tra le mani, in testa. Quelle stesse canzoni che soltanto a farle partire ci tremavano le mani. Suonarle..

Ironico.

Perchè non è un coltello che svetta il colpo e cade.. è un leggero infilarsi di spine..

Però..

Però il bello è che sei tu. Ancora in piedi e ancora vivo. Nonostante tutto. E quella musica è fottutamente tua. La stai facendo uscire dalle tue mani e dal sudore della fronte.. dalla grinta.. dall'amore per le note.. dalla forza che tiri fuori dallo stomaco.

E allora sorridi.

Sorridi perchè non è solo la vita che scorre, il tempo che passa. Non è solo il lento andare delle cose. E' molto di più..

E' la consapevolezza di essere vivi.


"..I am the way, I am the light, I am the dark inside the night, I hear your hopes, I feel your dreams and in the dark I hear your screams. Don't turn away, just take my hand and when you make your final stand I'll be right there, I'll never leave and all I ask of you is believe.."
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ilMatto
Stringimi madre
ho molto peccato
ma la vita è un suicidio
l'amore è un rogo
E voglio un pensiero
superficiale
che renda la pelle
splendida.
Senza un finale
che faccia male
con cuori sporchi
e le mani lavate.
A salvarmi,
vieni a salvarmi,
salvami,
bacia il colpevole
se dice la verità..
Passo le notti
nero cristallo
a sceglier le carte
che giocherei
a maledire
certe domande
che forse era meglio
non farsi mai

e voglio un pensiero
superficiale
che renda la pelle
splendida.
A salvarmi,
vieni a salvarmi,
salvami,
bacia il colpevole
se dice la verità..
E voglio un pensiero
superficiale
che renda la pelle
splendida.
A salvarmi,
vieni a salvarmi,
salvami,

bacia il colpevole
se dice la verità..
[Afterhours - Voglio una pelle splendida]


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ilMatto

Dedicata a .

Perdo
il pensiero
nelle stanze
della memoria
dove il tempo
ha svernato se stesso
nei frammenti
di giorni
sussurrati a giorni
flebile fiato
soffuso di nebbia

I chiodi ora reggono
il peso del vuoto.

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ilMatto

Capita. D'improvviso.
A volte è la vita che ti ci porta. A volte i pensieri che come vento spalancano le finestre. Capita. D'improvviso. I ricordi, le voci, i respiri. Il tempo che è passato che piano ricompone le sue immagini come in una slow-motion.
Pensare che quello che era familiare, domani sarà estraneo. Sconosciuto.

Come guardare una vita in un batter di ciglia, una parentesi infinitamente piccola e immensa. Pensare che pochi passi più avanti la storia cambierà nome, le pareti cambieranno colore. I chiodi a cui erano appesi i sogni scompariranno.

E' la ruota che gira, il tutto che scorre. Già. Siamo noi che andiamo avanti e chiudiamo la vita dietro le spalle. Siamo noi che cambiamo percorsi, sentieri. Siamo noi. Ogni giorno un po' diversi e un po' più simili a noi stessi.

Ed oggi è così. Uno di quei giorni in bilico tra tutto e niente. Tra l'apatia di un divano e la sconfinatezza del cielo. Quei giorni dove un foglio non basta ma una riga è immensa.

Domani sarà esattamente uguale ad oggi. Ed a ieri.

Ma profondamente diverso. Come sempre.

La chiave della felicità è la disobbedienza in se a quello che non c'è. Perciò io maledico il modo in cui sono fatto, il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco, il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia quello che non c'è

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ilMatto

I vizi ci uccidono lentamente. Ma servono per non lasciarsi morire.

Ironia.

Riconoscersi esseri umani.

A volte capita..

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ilMatto

24 dicembre 2006. E' ormai agli sgoccioli anche quest'anno. I giorni si accartocciano sempre più facilmente. Passano, sfuggono e a malapena lasciano nell'aria il loro profumo. Ma i segni no, quelli restano ben visibili sulla pelle.

Natale. Nell'aria e nei respiri delle persone. Natale. Un giorno come tanti con la differenza che l'aria sarà più tranquilla, ferma, immobile. Senza troppe cose da dire perchè nessuno ci si scontrerà come tutti i giorni. Cinico? Forse.

Ma non voglio ricominciare con la solita solfa del Natale.. dello spirito che si perde e del consumismo che avanza.. e del bla bla bla che ormai tutti conoscono a memoria.. è così e basta.. abbiamo deciso di giocare con queste regole e ora non possiamo lamentarcene.. dovevamo pensarci prima.. amen..

Invece preferisco pensare a me.. ai passi che ho davanti.. a queste parole che scorrono sotto le mie mani.. davanti ai miei occhi.. senza guardare.. guardando altrove.. c'è un mondo anche dietro lo schermo di un pc..

Come sarà domani ? come ricomincerà l'anno ? Nessuno lo può sapere... eppure. eppure già i cassetti sono pieni di cose da fare, le agende di numeri da chiamare. Elenchi di buoni propositi, di scadenze, di priorità di. Elenchi pieni di puttanate, fondamentalmente. Ma non perchè tutto questo non abbia senso, no, anzi.. tutto questo è tutto quello che ci serve della vita.. ma la verità è che ci servono delle puttanate immense. DObbiamo lavorare tutto il giorno per avere la possibilità di non morire di fame.. bella merda.. per avere la possibilità di fare quello che vogliamo nel nostro tempo libero.. TEMPOLIBERO! tEmPoLiBeRo?? Ahssì ? quando dove come in che modo ?! fatemelo vedere...

Puttantate.. che però ci piacciono tanto.. ed è giusto che sia così.. Non stiamo peggio dei nostri genitori.. e sicuramente non meglio di come staranno i nostri figli.. stiamo diversi.. perchè diversi sono i tempi.. 30 anni fa ci si trovava all'oratorio tutti i giorni alla stessa ora per risparmiare i soldi del telefono. Oggi ci si manda un sms sui cellulari per evitare la fatica di pensare.. sono cambiati gli status... sono cambiati i modi di vivere i tempi tutto..

Siamo cambiati noi.. generazione degli anni 80.. generazione in metto.. cazzo.. prima di noi c'era solo il glam... dopo di noi conoscono soltanto la tecno.. prima lavoro stabile a vent'anni.. dopo cococo cocopro cocodè e vaffancul tutta la vita.. in mezzo.. i primi videogames.. le prime console.. altro che playstation, 360 e wii.. il miTTico Master system 1.. il commodor 64.. che non serviva ad un cazzo.. ma alla faccia di windows non si imppallava mai...
E potrei andare avanti così per pagine e pagine.. siamo stati una generazione di passaggio.. e allora tiriamo fuori i denti e facciamolo sentire questo nostro passaggio... ne abbiamo le forze..


..a volte serve proprio un taglio netto.. e via..

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Edvard Munch
L'Urlo

1893. Olio tempera e pastello su cartone. Oslo, Nasjonalgalleriet.


Egon Schiele
L'Abbraccio

1917. Olio su tela. Vienna, Osterreichische Galerie.


Edgar Degas
L'Assenzio

1875 - 1876. Olio su tela. Parigi, Musée d'Orsay.


Claude Monet
Il Bacino delle ninfee: armonia rosa

1900.


Edouard Manet
Il Bar delle Folies-Bergères

1881 - 1882.


Francesco Hayez
Il Bacio

1859. Olio su tela. Milano, Pinacoteca di Brera.


Pierre-Auguste Renoir
Colazione dei canottieri

1881. Olio su tela. Washington, Philips Collection.


Pablo Picasso
Pasto Frugale

1904. Acquaforte. Barcellona, Museo Picasso.


Umberto Boccioni
Forme uniche della continuità nello spazio

1913. Bronzo. Milano, Civico Museo d'Arte Contemporanea.


Roy Lichtenstein
M-Maybe

1965. Tecnica mista su tela. Colonia, Wallraf-Richartz Museum.


Andy Warhol
Marilyn Monroe


Pietro Manzoni
Merda D'Artista

1961. Scatole di Metallo con etichette numerate e firmate. Milano, collezione privata.


Antonio Canova
Amore e Psiche che si abbracciano

1787-1793. Marmo, altezza 155 cm. Parigi, museo del Louvre.


Théodore Géricault
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1819. Olio su tela. Parigi, Museo del Louvre.


Frank Lloyd Wrigth
Casa sulla cascata

1936. Bear Run.


René Magritte
L'uso della parola I

1928 - 1929. Olio su tela. New York, collezione privata.

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